CONSULTORIO DI PARMA

Piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa, 3 Parma

DOTT. FABIO VANNI

Psicologo, psicoterapeuta, lavora da oltre trent’anni nell’ASL di Parma occupandosi, in particolare negli ultimi venti, di adolescenti, giovani adulti, famiglie.

È stato Responsabile di ‘Spazio Giovani’ ed è Responsabile del ‘Programma Adolescenti e Giovani’ dell’ASL stessa nonché Referente per la provincia di Parma del ‘Progetto Adolescenza della Regione Emilia Romagna’.

Ha collaborato con la Regione alla stesura delle linee d’indirizzo per la clinica dell’Adolescenza (2017) e del Piano Adolescenza 2018-20.

È professore a contratto di Psicologia Clinica dell’Adolescenza all’Università di Parma.

È socio ordinario SIPRe – Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione – supervisore e docente nella Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della SIPRe stessa della quale è stato presidente (2008-13), fondatore del Centro (2006) e della Scuola di Parma (2009).

E’ Direttore di Ricerca Psicoanalitica (dal 2017) e di Adomagazine (dal 2019) nonché vicepresidente di AGIPPsA (Associazione dei Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza) dal 2019.

È socio IFPS (International Federation of Psychoanalytical Societies), IARPP (International Association of Relational Psychoanalysis and Psychotherapy), IAYMH (International Association for Youth Mental Health).

È autore o coautore di una ventina di libri, anche in lingua inglese, e di numerosi articoli pubblicati su riviste italiane e straniere.

DOTT. MAURIZIO MISTRALI

Medico chirurgo, specialista in psicoterapia psicosintetica.

Presidente e socio fondatore Associazione Progetto Sum.

Socio Ordinario, formatore e collaboratore alla didattica della Scuola Counseling della SIPT: Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica.

DOTT.ssa FRANCESCA DURANTE

Psicologa – Psicoterapeuta, specializzata presso la Scuola di Psicoterapia Adleriana di Reggio Emilia.

Svolge interventi di consultazione, sostegno e psicoterapia con adolescenti, giovani adulti e genitori.

Parallelamente all’attività clinica, svolge attività di progettazione e conduzione di formazioni.

Si occupa della conduzione e gestione di attività psicoeducative in contesti scolastici e sportivi.

DOTT.ssa LAURA POLITO

PsicologaPsicoterapeuta, ha conseguito la specializzazione in Psicoterapia presso la Scuola S.I.P.Re  (Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione) di Parma e successivamente il Diploma di Alta Formazione post-specializzazione su Genitorialità e Infanzia presso l’Istituto S.I.P.Re di Milano.

Socio Fondatore dell’Associazione Progetto Sum, socio S.I.P.Re e AGIPPsA (Associazione dei Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza), svolge attività clinica e di formazione.

Membro del Comitato di Redazione di Ricerca Psicoanalitica (dal 2016); Referente Area Adolescenza del Centro SIPRe di Parma, Referente Responsabile della Comunità Educativo – Integrata Baccarat (dal 2010 al 2013).

DOTT.ssa SARA SANTI

PsicologaPsicoterapeuta, specializzata in Psicoterapia presso la Scuola Adleriana di Reggio Emilia.

Lavora come psicologa sia presso l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia sia in libera professione.

DOTT. GIOVANNI ZORZI

Psicologo specializzato in Psicoterapia presso la Scuola ARPAd Minotauro di Milano.

Svolge interventi di sostegno e psicoterapia con adolescenti, giovani adulti e genitori.

Integra l’attività di supporto psicologico con percorsi psicodiagnostici sia in area clinica che peritale, svolgendo attività di didattica e supervisione in questo ambito.

Buffagni.F

Dott. Federico Buffagni

Buffagni.FDott. Federico Buffagni

Psicologo, specializzato in Psicoterapia presso la scuola ARPAD Minotauro, di Milano. Svolge interventi di consulltazione, sostegno e psicoterapia per adolescenti, giovani adulti e genitori. Si interessa, in particolar modo, di identità di genere in adolescenza e di percorsi di transizione di genere.

Parallelamente all’attività clinica, conduce gruppi espressivi per adolescenti, di sostegno alla genitorialità e formazioni rivolte a personale educativo e a docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado

  • L’immagine di un bambino è spesso associata all’idea di un soggetto incompiuto e imperfetto che non ha ancora maturato le capacità di pensiero, di ragionamento e di espressione tipiche dell’adulto.

    Si tratta, in realtà, di un antico e mai superato retaggio culturale che considera l’età adulta punto di riferimento e nodo centrale della percezione e dell’interpretazione del mondo, anche di quello infantile, dando vita a stereotipi che possono ostacolare la comprensione degli aspetti caratteristici e creativi tipici dei primi anni di vita.

    Occorre, invece, assumere un nuovo sguardo sul bambino come soggetto dotato di strumenti emotivi, cognitivi e comportamentali che gli consentono di avere una rappresentazione del suo mondo, di interagire con la realtà esterna e di esprimere la propria soggettività. Parliamo, quindi, di abilità peculiari e specifiche che distinguono l’infanzia da altri periodi della vita, il cui utilizzo rende il bambino capace di incidere attivamente sulla rete di relazioni che struttura il contesto sociale in cui è inserito.

    Un contesto a cui il bambino è strettamente legato e ne è dipendente poiché si caratterizza come luogo naturalmente deputato al suo percorso di crescita fisico e psicologico, ma che egli stesso contribuisce a plasmare, con sempre più incidenza, in un movimento continuo di influenze reciproche. Si tratta, quindi, di un soggetto relazionale fin dai primi momenti di vita.

    La famiglia, indipendentemente dalle forme che può assumere, rappresenta certamente il primo e più importante spazio interattivo in cui il forte investimento affettivo accompagnato da aspettative e convinzioni garantisce cura e sicurezza al nuovo nato, e veicola apprendimenti funzionali all’esistenza sociale.

    È, tuttavia, evidente che oggi i bambini vivono in contesti sempre più variegati e stimolanti. A differenza di qualche decennio fa, in cui i primi anni di vita vedevano un contatto esclusivo tra il nuovo nato e le figure a lui prossimali, genitori e nonni, da qualche anno si assiste ad un inserimento sempre più precoce dei piccoli in luoghi sociali che vanno al di là di quello strettamente familiare: nido, scuola dell’infanzia, centri pomeridiani etc. Appare, dunque, più ampia e complessa la platea di adulti, che accompagna il percorso di crescita, e che può attivare uno sguardo attento sulle varie traiettorie di sviluppo perché è proprio in questa rete di relazioni, a lui conosciute e familiari, che il bambino può esprimere vissuti di sofferenza e difficoltà.

    Le manifestazioni del disagio sono in linea con gli strumenti di cui egli dispone e con quello che è il suo vocabolario espressivo: può, quindi, parlare attraverso il corpo mostrando difficoltà nella sua regolazione (enuresi, encopresi), o attraverso una forte attivazione psicomotoria (comportamenti oppositivi, agiti aggressivi, intolleranza alle regole) oppure può esprimere rifiuto per il contesto scolastico e palesare varie forme d’ansia che denotano una fatica nel percorso di crescita. Le espressioni di una sofferenza sono tante e variegate: difficoltà nell’alimentazione, nel ciclo-sonno veglia, negli apprendimenti scolastici sono altri segnali di un disagio da decodificare e comprendere in relazione alle caratteristiche specifiche del piccolo, al suo sviluppo e al contesto in cui vive.

    Agli adulti spetta, quindi, il compito di costruire con il bambino un dialogo in cui diventi possibile accogliere e dare voce alla sofferenza attraverso canali espressivi rispettosi della sua soggettività, e il gioco è certamente uno strumento privilegiato perché è ciò che il bambino tende a fare in modo spontaneo: è l’espressione di sé, specifica e personale, è l’alfabeto che utilizza per comunicare, conoscere gli altri e stare in relazione.

    Il gioco non è un’attività fra tante ma è “lo stare al mondo” del bambino perché è ciò che gli consente di entrare in contatto con sé e con gli altri, e di affrontare situazioni difficili o scarsamente comprese. Dinanzi a eventi che il bambino sente come poco chiari o che gli provocano uno stato di malessere, la sua tendenza è quella di introdurre questi temi nelle attività di gioco. Pertanto è sulla base di questa idea che il gioco diventa quel linguaggio condiviso fra il bambino e lo psicoterapeuta, che può favorire la dimensione relazionale e comunicativa, fare luce su fragilità e sofferenze nascoste, trovare un canale espressivo con cui dare voce a emozioni inespresse, al di là delle parole.

    Ma accogliere un bambino significa accogliere anche i suoi genitori con i quali condivide uno spazio, quello della famiglia, intimo, privato, carico di vissuti emotivi e di dinamiche complesse e significative che si intersecano con le difficoltà del nuovo nato. E ancora una volta, il gioco rappresenta uno strumento ricco, prezioso, insostituibile col quale genitori e bambino possono costruire nuove e diverse forme di dialogo, comprensione e incontro.

    Nelle difficoltà che riguardano i bambini più piccoli viene di massima preferito un intervento con i genitori ed è con i più grandi invece che il bambino trova un suo spazio specifico nella scena della cura psicologica in forme diverse ed integrate con quelle previste per la sua famiglia.

  • Che succede agli adolescenti in questo primo quarto di XXI° secolo? E’ l’adolescenza di sempre con le sue turbe puberali e le sue smanie relazionali oppure c’è qualcosa di più e di diverso?

    Che fine farà l’ex bambino una volta attraversata la seconda decade di vita?

    Il processo al quale assistiamo, l’avventura soggettuale che lo/la vede protagonista riguarderà sì le trasformazioni biologiche, cognitive e affettive che conosciamo e che abbiamo noi stessi vissuto, ma proporrà oggi diverse novità: dall’essere tutti, ma gli adolescenti più degli altri, nella ‘società-mondo’, alla caduta delle gerarchie organizzatrici del pianeta (le ideologie, le religioni,…), e poi l’innervatura del web che tutto connette, le molte culture presenti sullo stesso suolo, e poi il futuro del quale si è smarrita la via sicura…

    Il corpo è oggi vissuto e utilizzato dall’adolescente come principale strumento di interazione con i pari e di conseguenza come mezzo di costruzione di una nuova impalcatura identitaria. Lo sviluppo puberale conduce a un fisiologico cambiamento non solo delle caratteristiche sessuali ma anche della rappresentazione mentale del corpo stesso, lavoro che coinvolge sinergicamente dinamiche cognitive, emotive e relazionali. La percezione della maturata fisicità sessuale allontana l’adolescente dalle cure amorevoli di coloro che fino a quel momento sono stati i suoi caregivers, spezzando gradualmente gli schemi affettivi e relazionali che sostenevano lo sviluppo infantile. Già proiettato dalla società, in modo più o meno cosciente, verso la necessità di adempiere al compito di costruzione identitaria, l’adolescente si trova a dover affrontare la difficoltà di abbandonare vecchi “strumenti di lavoro” senza averne ancora sperimentati di nuovi. Per la prima volta i modus operandi infantili incontrano il mondo senza la presenza e la protezione delle figure genitoriali, ormai svestite della loro armatura onnipotente, con la diretta conseguenza di minacciare di impotenza anche l’immagine che l’adolescente ha di sé stesso.

    Sembrerebbe una battaglia solitaria destinata alla sconfitta, ma fortunatamente a scuola, su un campo sportivo o in altri luoghi di aggregazione fisici o digitali, gli adolescenti condividono disagi e gioie comuni. I pari diventano il nuovo oggetto di investimento, appiglio negli intricati sentieri della relazionalità extra-familiare. La sperimentazione di nuove modalità di interazione e la condivisione della propria vita interna con individui percepiti come simili permettono di alleggerire il carico emotivo angosciante portato dalle novità della sua fiorente soggettualità.

    L’adolescenza dunque come un processo avventuroso la cui incertezza rende difficile azzardare previsioni, ma che è possibile comprendere nel suo svilupparsi. Poter lavorare nella stanza di psicoterapia con gli adolescenti è quindi entrare insieme a loro in quel territorio avventuroso, in gran parte inesplorato, custodendo la loro crescita e aiutando il soggetto protagonista ad arricchire di significati il racconto della propria vita, anche nelle più difficili esperienze che potrà incontrare.

    Lo facciamo però sempre accompagnando anche i genitori a comprendere le forme che la complessità adolescenziale di oggi emerge nella singolarità dei loro figli.

  • Cos’è un adulto? Quando si parla di adulti si fa riferimento ad una fascia di età molto ampia al cui interno vi sono persone con caratteristiche, bisogni, necessità molto differenti.

    Il giovane adulto, ad esempio, si trova nel pieno dell’impegnativo viaggio d’esordio nell’età adulta che implica la costruzione di un nuovo progetto esistenziale con importanti obiettivi a diversi livelli: lavorativo, affettivo, sociale e identitario. Sorgono, a tal proposito, tanti interrogativi che possono essere destabilizzanti e per i quali è faticoso trovare una risposta.

    Il contesto nel quale viviamo oggi, poi, è estremamente complesso e articolato: destreggiarsi all’interno di molteplici possibilità, in un mondo che spesso appare richiestivo e a volte sembra essere ostile, può generare vissuti di incertezza, paura, ansia…

    Ma anche più avanti nella vita si possono attraversare momenti di difficoltà, di angoscia magari intollerabile, anche accompagnati da ‘sintomi’, nei quali si può trovarsi, talvolta, da soli.

    Il lavoro psicologico e psicoterapeutico con l’adulto, perciò, si configura come uno spazio di accoglienza e di ascolto autentico all’interno del quale la persona può sentirsi libera di dar voce a ciò che sente, a ciò che prova, a ciò che pensa senza timore del giudizio, per riconoscere e per dare un significato a quello che sta vivendo e per ritornare ad essere attivo protagonista della propria esistenza con un ritrovato stato di benessere.

  • La coppia è l’unione di due persone che condividono una dimensione emotiva, sociale e sessuale, il cui legame trova forza e consolidamento nella consapevolezza della reciproca disponibilità affettiva. Si tratta, ovviamente, di un rapporto le cui dinamiche cambiano con il trascorrere del tempo, sia in relazione al percorso specifico di una coppia e alle diverse fasi che lo caratterizzano, sia in relazione al momento storico-sociale che propone idealmente modelli diversi nel gioco dei ruoli.

    Ogni coppia si muove sulla base di accordi espliciti ma anche di vincoli non consapevoli che nutrono i reciproci bisogni affettivi, emotivi e di affermazione personale. Vincoli stretti e spesso sommersi che vivono nell’intreccio relazionale dei due partners, entrambi partecipi e attivi nella costruzione di una logica a ‘due’.

    Il rapporto amoroso rappresenta, quindi, lo spazio relazionale in cui due soggetti portano il loro bagaglio storico e le attese sul futuro, e si legano in un divenire che è al tempo stesso individuale e di coppia; in questa logica si susseguono i diversi momenti che accompagnano la storia di una danza a due che va dall’innamoramento alla costruzione del legame, e che porta nella sua configurazione i semi delle crisi che inevitabilmente attraverseranno il rapporto; crisi passeggere o durature, crisi che si concludono o che si ripropongono, o a volte, nelle situazioni più complesse, crisi che inchiodano il rapporto in dinamiche annichilenti ed estenuanti.

    Ma in questi momenti così difficili ciò che appare con più evidenza è la chiusura della coppia in uno spazio relazionale senza vie d’uscita, in cui entrambi i partners restano ancorati a forme di pensiero che possono diventare vere e proprie trappole, cercando di adottare soluzioni già viste e usualmente ripetute ma che si sono già rivelate fallimentari, reificando un circolo vizioso che si incista sempre di più.

    A tutto questo occorre aggiungere, nelle situazioni conflittuali, il tentativo di cambiare l’altro, di modificarne l’atteggiamento o l’approccio, perdendo di vista la configurazione complessiva della coppia e la partecipazione di ognuno alla danza in atto.

    Quando una coppia chiede aiuto significa che si sente bloccata nella rappresentazione di sé e di ciascuno dei partecipanti, significa che non riesce a cogliere il significato del legame che unisce i due partners, e che entrambi hanno bisogno di leggere nella crisi in atto la possibilità di un cambiamento sia individuale sia nel rapporto. Un movimento processuale che può aprire alla ricerca di nuove soluzioni.

  • Il nostro consultorio propone spazi di supporto alla genitorialità di bambini e adolescenti, ma anche di giovani adulti, nei quali comprendere le difficoltà e i vissuti connessi alla relazione con i propri figli.

    I cambiamenti sociali e tecnologici ai quali assistiamo arricchiscono gli scenari infantili e giovanili di nuovi livelli di complessità che richiedono spesso di essere guardati e decodificati. Tutto questo conduce alla necessità di riflettere su nuovi modi di pensare al ruolo genitoriale e a come esso si declini nei rapporti familiari.

    All’interno delle sedute verranno offerti strumenti conoscitivi che possano favorire la comprensione dei figli e l’accoglimento dei loro bisogni in modo da fornire risposte funzionali al loro sviluppo. Al stesso tempo verrà sollecitata la riflessione su se stessi e sul proprio ruolo così che la crescita personale comprenda tutti i membri della famiglia.

    Coerentemente all’approccio della nostra equipe, gli incontri quindi non offriranno superficiali soluzioni standard alle specifiche richieste, al contrario tramite l’ascolto e la riflessione, verrà alimentato un pensiero creativo che possa rendere possibile tracciare nuove traiettorie di sviluppo familiare all’interno delle quali rientrano le relazioni tra tutti gli attori coinvolti.

  • Ciò che oggi appare più chiaro della famiglia è forse la sua pluralità di forme e di attori. Le famiglie appunto.

    Se paragoniamo le configurazioni familiari attuali con quella di mezzo secolo fa, nel nostro paese, vediamo differenze che riguardano quasi tutti gli aspetti. La stabilità di allora verso l’instabilità attuale, l’omogeneità di status sociale e culturale con l’attuale disomogeneità di etnie, di religioni, di riferimenti culturali. La complessità dei processi di negoziazione, rottura e ricomposizione; i generi che la compongono e gli orientamenti sessuali presenti, il ruolo della donna e quello dell’uomo nel loro rapporto reciproco, nella funzione genitoriale e nel rapporto con il mondo esterno, lavorativo, amicale, formativo.

    L’instabilità spaziale, fra migrazioni intercontinentali e semplici dislocazioni altrove, magari per esigenze temporanee.

    Una cosa o due paiono essere stabili nel tempo, se non andiamo troppo indietro e se ci limitiamo al contesto occidentale: la scelta amorosa e la funzione, ancorché meno essenziale, di tipo generativo.

    Solo queste brevi note sulla struttura familiare aiutano a capire come questo nucleo sociale possa avere esigenza di riflettere su sé stesso, possa generare tensioni e rotture traumatiche, possa produrre riparo e protezione ma anche costituire luogo di minaccia e di pericolo.

    Le famiglie dunque, al di là della loro composizione anagrafica, costituiscono sistemi umani relativamente stabili a forte investimento reciproco, che svolgono in molti casi un ruolo educativo verso i bambini e gli adolescenti, e a volte verso i giovani adulti e di sostegno per gli anziani, un attore sociale difficilmente sostituibile, che genera molta parte della qualità evolutiva, della competenza psicologica ma anche della sofferenza.

    Occuparsi di un soggetto relazionale senza occuparsi della sua famiglia sarebbe una contraddizione e quando ci si occupa di bambini e di adolescenti, ma anche di anziani, di adulti con bisogni particolari, la famiglia che li ospita entra spesso in maniera diretta anche nel processo di cura. In molti altri casi ci entra per il racconto che il paziente ne fa, quello della sua famiglia d’origine e quello della sua famiglia attuale e a volte di quella futura o parallela.

    In alcuni casi le questioni in ballo riguardano talmente in profondità i diversi componenti del mondo familiare che il modo migliore per affrontarle è di farlo insieme, genitori e figli, nonni e nipoti, fratelli e sorelle, lavorando proprio sulle forme che la relazione fra loro assume e su quella che può assumere disincrostandosi da certe attese e negoziando su certe opzioni. Discutendo e pensando insieme, talvolta, ad uno o due terapeuti esperti di come le famiglie di oggi stanno insieme.

  • Psicoterapia dell’anziano, psicoterapia della terza età, sono termini del linguaggio comune che non esauriscono il concetto di una psicoterapia con persone, con soggetti, che hanno vissuto più o meno ampi stralci della loro esistenza. Soggetti “carichi di vita”, e per questo con possibili problemi, fatiche legati alla propria storia, alla scoperta di nuovi limiti e alla percezione di nuove opportunità che possono risultare esperienze faticose.

    Coltivare la salute ed il benessere possibile per vivere con pienezza tutte le stagioni della vita. Coltivare vitalità, elasticità, energia, ingegnosità…tutte le risorse necessarie per affrontare il presente ed il futuro con speranza progettuale.

    Osare pensare che si possono produrre piccoli e grandi rinnovamenti in qualsiasi epoca della vita può consentire di viverla meglio. I nostri psicoterapeuti vi potranno accompagnare in questa vostra traiettoria fin dove vorrete giungere.

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