SEDI DI FIDENZA SALSOMAGGIORE COLLECCHIO

DOTT.ssa MARIA LUCIA CORNACCHIA

Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento Psicoanalisi della Relazione, ha conseguito la
specializzazione presso l’Istituto S.I.P.Re di Parma; ha svolto il tirocinio formativo nell’ambito
dell’adolescenza, età adulta e genitorialità di cui a tutt’oggi si occupa come libera professionista.
Dal 2018 lavora con persone che presentano disabilità cognitive, problemi psichiatrici e disturbi dello spettro
autistico, in contesti residenziali per persone adulte.

DOTT.ssa SARA AZZALI

Psicologa Psicoterapeuta, lavora con bambini, adolescenti, genitori e adulti.  Dopo la laurea in Psicologia Clinica si è specializzata in psicoterapia con l’adolescente  e il giovane adulto presso l’Istituto S.I.P.Re  (Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione) di Parma, ha conseguito un master sul lavoro con il bambino e la sua famiglia presso S.I.P.Re Milano e un master in Psicologia dello Sport.

Lavora anche con Scuole e Società Sportive svolgendo formazione e interventi psicologici di vario tipo.

DOTT.ssa CHIARA CASTELLI

Psicologa e Psicoterapeuta. Nata a Casale Monferrato (AL) il 27/02/1983. Laurea in Psicologia conseguita presso Università degli studi di Torino il 28/10/2008. Specializzazione in PSICOTERAPIA SISTEMICA conseguita presso IDIPSI (Parma) in data 19/12/2015. Laureata in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione nel 2008, nel 2015 si specializza in Psicoterapia Sistemica e arricchisce le proprie competenze con corsi di specializzazione, fra i più importanti Master biennale in Psicologia Scolastica e Corso di perfezionamento “Tecniche comportamentali per bambini con disturbi autistici ed evolutivi globali”. E’ specializzata nell’utilizzo della tecnica EMDR (psicoterapia breve utile per l’elaborazione dei traumi ed il trattamento del dolore cronico) e utilizza tecniche legate alla gestione dello stress (Play therapy e Mindfulness). Dal 2009 lavora in collaborazione con le scuole della provincia di Parma, operando soprattutto nell’ambito dell’inclusione scolastica ed in supporto ai team educativi. Esercita libera professione dal 2012. Si occupa di consulenza nell’ambito della psicologia scolastica (disagio scolastico, difficoltà e disturbi di apprendimento, disturbi dello sviluppo, orientamento alla scelta scolastica), sostegno alla genitorialità, psicoterapia individuale/famigliare e formazione aziendale (stress lavoro correlato).

  • L’immagine di un bambino è spesso associata all’idea di un soggetto incompiuto e imperfetto che non ha ancora maturato le capacità di pensiero, di ragionamento e di espressione tipiche dell’adulto.

    Si tratta, in realtà, di un antico e mai superato retaggio culturale che considera l’età adulta punto di riferimento e nodo centrale della percezione e dell’interpretazione del mondo, anche di quello infantile, dando vita a stereotipi che possono ostacolare la comprensione degli aspetti caratteristici e creativi tipici dei primi anni di vita.

    Occorre, invece, assumere un nuovo sguardo sul bambino come soggetto dotato di strumenti emotivi, cognitivi e comportamentali che gli consentono di avere una rappresentazione del suo mondo, di interagire con la realtà esterna e di esprimere la propria soggettività. Parliamo, quindi, di abilità peculiari e specifiche che distinguono l’infanzia da altri periodi della vita, il cui utilizzo rende il bambino capace di incidere attivamente sulla rete di relazioni che struttura il contesto sociale in cui è inserito.

    Un contesto a cui il bambino è strettamente legato e ne è dipendente poiché si caratterizza come luogo naturalmente deputato al suo percorso di crescita fisico e psicologico, ma che egli stesso contribuisce a plasmare, con sempre più incidenza, in un movimento continuo di influenze reciproche. Si tratta, quindi, di un soggetto relazionale fin dai primi momenti di vita.

    La famiglia, indipendentemente dalle forme che può assumere, rappresenta certamente il primo e più importante spazio interattivo in cui il forte investimento affettivo accompagnato da aspettative e convinzioni garantisce cura e sicurezza al nuovo nato, e veicola apprendimenti funzionali all’esistenza sociale.

    È, tuttavia, evidente che oggi i bambini vivono in contesti sempre più variegati e stimolanti. A differenza di qualche decennio fa, in cui i primi anni di vita vedevano un contatto esclusivo tra il nuovo nato e le figure a lui prossimali, genitori e nonni, da qualche anno si assiste ad un inserimento sempre più precoce dei piccoli in luoghi sociali che vanno al di là di quello strettamente familiare: nido, scuola dell’infanzia, centri pomeridiani etc. Appare, dunque, più ampia e complessa la platea di adulti, che accompagna il percorso di crescita, e che può attivare uno sguardo attento sulle varie traiettorie di sviluppo perché è proprio in questa rete di relazioni, a lui conosciute e familiari, che il bambino può esprimere vissuti di sofferenza e difficoltà.

    Le manifestazioni del disagio sono in linea con gli strumenti di cui egli dispone e con quello che è il suo vocabolario espressivo: può, quindi, parlare attraverso il corpo mostrando difficoltà nella sua regolazione (enuresi, encopresi), o attraverso una forte attivazione psicomotoria (comportamenti oppositivi, agiti aggressivi, intolleranza alle regole) oppure può esprimere rifiuto per il contesto scolastico e palesare varie forme d’ansia che denotano una fatica nel percorso di crescita. Le espressioni di una sofferenza sono tante e variegate: difficoltà nell’alimentazione, nel ciclo-sonno veglia, negli apprendimenti scolastici sono altri segnali di un disagio da decodificare e comprendere in relazione alle caratteristiche specifiche del piccolo, al suo sviluppo e al contesto in cui vive.

    Agli adulti spetta, quindi, il compito di costruire con il bambino un dialogo in cui diventi possibile accogliere e dare voce alla sofferenza attraverso canali espressivi rispettosi della sua soggettività, e il gioco è certamente uno strumento privilegiato perché è ciò che il bambino tende a fare in modo spontaneo: è l’espressione di sé, specifica e personale, è l’alfabeto che utilizza per comunicare, conoscere gli altri e stare in relazione.

    Il gioco non è un’attività fra tante ma è “lo stare al mondo” del bambino perché è ciò che gli consente di entrare in contatto con sé e con gli altri, e di affrontare situazioni difficili o scarsamente comprese. Dinanzi a eventi che il bambino sente come poco chiari o che gli provocano uno stato di malessere, la sua tendenza è quella di introdurre questi temi nelle attività di gioco. Pertanto è sulla base di questa idea che il gioco diventa quel linguaggio condiviso fra il bambino e lo psicoterapeuta, che può favorire la dimensione relazionale e comunicativa, fare luce su fragilità e sofferenze nascoste, trovare un canale espressivo con cui dare voce a emozioni inespresse, al di là delle parole.

    Ma accogliere un bambino significa accogliere anche i suoi genitori con i quali condivide uno spazio, quello della famiglia, intimo, privato, carico di vissuti emotivi e di dinamiche complesse e significative che si intersecano con le difficoltà del nuovo nato. E ancora una volta, il gioco rappresenta uno strumento ricco, prezioso, insostituibile col quale genitori e bambino possono costruire nuove e diverse forme di dialogo, comprensione e incontro.

    Nelle difficoltà che riguardano i bambini più piccoli viene di massima preferito un intervento con i genitori ed è con i più grandi invece che il bambino trova un suo spazio specifico nella scena della cura psicologica in forme diverse ed integrate con quelle previste per la sua famiglia.

    All’interno delle sedute verranno offerti strumenti conoscitivi che possano favorire la comprensione dei figli e l’accoglimento dei loro bisogni in modo da fornire risposte funzionali al loro sviluppo. Al stesso tempo verrà sollecitata la riflessione su se stessi e sul proprio ruolo così che la crescita personale comprenda tutti i membri della famiglia.

    Coerentemente all’approccio della nostra equipe, gli incontri quindi non offriranno superficiali soluzioni standard alle specifiche richieste, al contrario tramite l’ascolto e la riflessione, verrà alimentato un pensiero creativo che possa rendere possibile tracciare nuove traiettorie di sviluppo familiare all’interno delle quali rientrano le relazioni tra tutti gli attori coinvolti.

  • Che succede agli adolescenti in questo primo quarto di XXI° secolo? E’ l’adolescenza di sempre con le sue turbe puberali e le sue smanie relazionali oppure c’è qualcosa di più e di diverso?

    Che fine farà l’ex bambino una volta attraversata la seconda decade di vita?

    Il processo al quale assistiamo, l’avventura soggettuale che lo/la vede protagonista riguarderà sì le trasformazioni biologiche, cognitive e affettive che conosciamo e che abbiamo noi stessi vissuto, ma proporrà oggi diverse novità: dall’essere tutti, ma gli adolescenti più degli altri, nella ‘società-mondo’, alla caduta delle gerarchie organizzatrici del pianeta (le ideologie, le religioni,…), e poi l’innervatura del web che tutto connette, le molte culture presenti sullo stesso suolo, e poi il futuro del quale si è smarrita la via sicura…

    Il corpo è oggi vissuto e utilizzato dall’adolescente come principale strumento di interazione con i pari e di conseguenza come mezzo di costruzione di una nuova impalcatura identitaria. Lo sviluppo puberale conduce a un fisiologico cambiamento non solo delle caratteristiche sessuali ma anche della rappresentazione mentale del corpo stesso, lavoro che coinvolge sinergicamente dinamiche cognitive, emotive e relazionali. La percezione della maturata fisicità sessuale allontana l’adolescente dalle cure amorevoli di coloro che fino a quel momento sono stati i suoi caregivers, spezzando gradualmente gli schemi affettivi e relazionali che sostenevano lo sviluppo infantile. Già proiettato dalla società, in modo più o meno cosciente, verso la necessità di adempiere al compito di costruzione identitaria, l’adolescente si trova a dover affrontare la difficoltà di abbandonare vecchi “strumenti di lavoro” senza averne ancora sperimentati di nuovi. Per la prima volta i modus operandi infantili incontrano il mondo senza la presenza e la protezione delle figure genitoriali, ormai svestite della loro armatura onnipotente, con la diretta conseguenza di minacciare di impotenza anche l’immagine che l’adolescente ha di sé stesso.

    Sembrerebbe una battaglia solitaria destinata alla sconfitta, ma fortunatamente a scuola, su un campo sportivo o in altri luoghi di aggregazione fisici o digitali, gli adolescenti condividono disagi e gioie comuni. I pari diventano il nuovo oggetto di investimento, appiglio negli intricati sentieri della relazionalità extra-familiare. La sperimentazione di nuove modalità di interazione e la condivisione della propria vita interna con individui percepiti come simili permettono di alleggerire il carico emotivo angosciante portato dalle novità della sua fiorente soggettualità.

    L’adolescenza dunque come un processo avventuroso la cui incertezza rende difficile azzardare previsioni, ma che è possibile comprendere nel suo svilupparsi. Poter lavorare nella stanza di psicoterapia con gli adolescenti è quindi entrare insieme a loro in quel territorio avventuroso, in gran parte inesplorato, custodendo la loro crescita e aiutando il soggetto protagonista ad arricchire di significati il racconto della propria vita, anche nelle più difficili esperienze che potrà incontrare.

    Lo facciamo però sempre accompagnando anche i genitori a comprendere le forme che la complessità adolescenziale di oggi emerge nella singolarità dei loro figli.

  • Cos’è un adulto? Quando si parla di adulti si fa riferimento ad una fascia di età molto ampia al cui interno vi sono persone con caratteristiche, bisogni, necessità molto differenti.

    Il giovane adulto, ad esempio, si trova nel pieno dell’impegnativo viaggio d’esordio nell’età adulta che implica la costruzione di un nuovo progetto esistenziale con importanti obiettivi a diversi livelli: lavorativo, affettivo, sociale e identitario. Sorgono, a tal proposito, tanti interrogativi che possono essere destabilizzanti e per i quali è faticoso trovare una risposta.

    Il contesto nel quale viviamo oggi, poi, è estremamente complesso e articolato: destreggiarsi all’interno di molteplici possibilità, in un mondo che spesso appare richiestivo e a volte sembra essere ostile, può generare vissuti di incertezza, paura, ansia…

    Ma anche più avanti nella vita si possono attraversare momenti di difficoltà, di angoscia magari intollerabile, anche accompagnati da ‘sintomi’, nei quali si può trovarsi, talvolta, da soli.

    Il lavoro psicologico e psicoterapeutico con l’adulto, perciò, si configura come uno spazio di accoglienza e di ascolto autentico all’interno del quale la persona può sentirsi libera di dar voce a ciò che sente, a ciò che prova, a ciò che pensa senza timore del giudizio, per riconoscere e per dare un significato a quello che sta vivendo e per ritornare ad essere attivo protagonista della propria esistenza con un ritrovato stato di benessere.

  • Il nostro consultorio propone spazi di supporto alla genitorialità di bambini e adolescenti, ma anche di giovani adulti, nei quali comprendere le difficoltà e i vissuti connessi alla relazione con i propri figli.

    I cambiamenti sociali e tecnologici ai quali assistiamo arricchiscono gli scenari infantili e giovanili di nuovi livelli di complessità che richiedono spesso di essere guardati e decodificati. Tutto questo conduce alla necessità di riflettere su nuovi modi di pensare al ruolo genitoriale e a come esso si declini nei rapporti familiari.

    All’interno delle sedute verranno offerti strumenti conoscitivi che possano favorire la comprensione dei figli e l’accoglimento dei loro bisogni in modo da fornire risposte funzionali al loro sviluppo. Al stesso tempo verrà sollecitata la riflessione su se stessi e sul proprio ruolo così che la crescita personale comprenda tutti i membri della famiglia.

    Coerentemente all’approccio della nostra equipe, gli incontri quindi non offriranno superficiali soluzioni standard alle specifiche richieste, al contrario tramite l’ascolto e la riflessione, verrà alimentato un pensiero creativo che possa rendere possibile tracciare nuove traiettorie di sviluppo familiare all’interno delle quali rientrano le relazioni tra tutti gli attori coinvolti.

  • Ciò che oggi appare più chiaro della famiglia è forse la sua pluralità di forme e di attori. Le famiglie appunto. Se paragoniamo le configurazioni familiari attuali con quella di mezzo secolo fa, nel nostro paese, vediamo differenze che riguardano quasi tutti gli aspetti. La stabilità di allora verso l’instabilità attuale, l’omogeneità di status sociale e culturale con l’attuale disomogeneità di etnie, di religioni, di riferimenti culturali. La complessità dei processi di negoziazione, rottura e ricomposizione; i generi che la compongono e gli orientamenti sessuali presenti, il ruolo della donna e quello dell’uomo nel loro rapporto reciproco, nella funzione genitoriale e nel rapporto con il mondo esterno, lavorativo, amicale, formativo. L’instabilità spaziale, fra migrazioni intercontinentali e semplici dislocazioni altrove, magari per esigenze temporanee. Una cosa o due paiono essere stabili nel tempo, se non andiamo troppo indietro e se ci limitiamo al contesto occidentale: la scelta amorosa e la funzione, ancorché meno essenziale, di tipo generativo. Solo queste brevi note sulla struttura familiare aiutano a capire come questo nucleo sociale possa avere esigenza di riflettere su sé stesso, possa generare tensioni e rotture traumatiche, possa produrre riparo e protezione ma anche costituire luogo di minaccia e di pericolo.

    Le famiglie dunque, al di là della loro composizione anagrafica, costituiscono sistemi umani relativamente stabili a forte investimento reciproco, che svolgono in molti casi un ruolo educativo verso i bambini e gli adolescenti, e a volte verso i giovani adulti e di sostegno per gli anziani, un attore sociale difficilmente sostituibile, che genera molta parte della qualità evolutiva, della competenza psicologica ma anche della sofferenza. Occuparsi di un soggetto relazionale senza occuparsi della sua famiglia sarebbe una contraddizione e quando ci si occupa di bambini e di adolescenti, ma anche di anziani, di adulti con bisogni particolari, la famiglia che li ospita entra spesso in maniera diretta anche nel processo di cura. In molti altri casi ci entra per il racconto che il paziente ne fa, quello della sua famiglia d’origine e quello della sua famiglia attuale e a volte di quella futura o parallela. In alcuni casi le questioni in ballo riguardano talmente in profondità i diversi componenti del mondo familiare che il modo migliore per affrontarle è di farlo insieme, genitori e figli, nonni e nipoti, fratelli e sorelle, lavorando proprio sulle forme che la relazione fra loro assume e su quella che può assumere disincrostandosi da certe attese e negoziando su certe opzioni. Discutendo e pensando insieme, talvolta, ad uno o due terapeuti esperti di come le famiglie di oggi stanno insieme.

    Preferenze Cookies
     
    Click to enable/disable Google Analytics tracking code.
    Click to enable/disable Google Fonts.
    Click to enable/disable Google Maps.
    Click to enable/disable video embeds.
    Questo sito utilizza i cookies per farti avere una migliore esperienza.